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giovedì 8 novembre 2012

Il discorso di Obama: sintesi per i piu' pigri


Qualche estratto saliente del discorso di ri-elezione che mi ha piu' colpito.

Thank you so much.
Tonight, more than 200 years after a former colony won the right to determine its own destiny, the task of perfecting our union moves forward.
Mi fa sentire in un momento cosi’ importante della storia d’America. Io c’ero!

I just spoke with Gov. Romney and I congratulated him and Paul Ryan on a hard-fought campaign.

Fair Play d’obbligo. Scontato.

whether you held an Obama sign or a Romney sign, you made your voice heard and you made a difference.

Fair play 2. Ma se pensiamo che Romney invece avrebbe governato solo per l’altra meta’, disinteressandosi apertamente del 47% di “coglioni che votano a sinistra” (vi ricorda qualcuno?)
And I wouldn’t be the man I am today without the woman who agreed to marry me 20 years ago. Let me say this publicly: Michelle, I have never loved you more.


E come si fa a non amarla. La nipote di una schiava che si e' fatta madre d’America. Una donna venuta dal basso e che ha stile da vendere. Dolce, sensuale, attiva e attivista, impegnata nelle questioni sociali piu' di ogni altra first lady nella storia.

Sasha and Malia, before our very eyes you’re growing up to become two strong, smart beautiful young women, just like your mom. And I’m so proud of you guys. But I will say that for now one dog’s probably enough.

Le brave e belle figliole d’America, le abbiamo viste crescere anno dopo anno, mentre i capelli di Barak imbiancavano e Michelle e’ rimasta la bella donna di prima. E mettiamoci pure il first dog. Scene di vita quotidiana della first family che si dipinge come la middle family che tutti aspirano ad avere.



E dopo quest’apertura brillante, un po’ di questioni sociali.

We want our children to live in an America that isn’t burdened by debt, that isn’t weakened by inequality, that isn’t threatened by the destructive power of a warming planet. 

Oh… ti sei ricordato del global warming. Grazie, il mio amico Pika in pericolo sara’ contento!!

We want to pass on a country that’s safe and respected and admired around the world, a nation that is defended by the strongest military on earth and the best troops this – this world has ever known.

Ehm… Barak questa te la potevi evitare… questo prossimi 4 anni vedi di portare a casa i soldati e mandarli in cassaintegrazione.

But also a country that moves with confidence beyond this time of war, to shape a peace that is built on the promise of freedom and dignity for every human being.

Okay cosi' va meglio! Tutto il mondo tira un sospiro di sollievo. Non avevo capito dove volevi andare a parare!

To the furniture worker’s child in North Carolina who wants to become a doctor or a scientist, an engineer or an entrepreneur, a diplomat or even a president – that’s the future we hope for.

Questa e’ l'America che ci piace, l'America che non calpesta le tue aspirazioni sociali! Il figlio dell’operaio deve diventare dottore! Possibilmente non indebitandosi all'Universita'.

And whether I earned your vote or not, I have listened to you, I have learned from you, and you’ve made me a better president.
 


Saper ascoltare. E Obama sa anche rispondere.

This country has more wealth than any nation, but that’s not what makes us rich. We have the most powerful military in history, but that’s not what makes us strong. Our university, our culture are all the envy of the world, but that’s not what keeps the world coming to our shores.

Eh, gia'... La forza dell’America e’ anche questa, quella di attrarre nelle sue Universita’ i migliori cervelli. Che noi perdiamo.

What makes America exceptional are the bonds that hold together the most diverse nation on earth. The belief that our destiny is shared; that this country only works when we accept certain obligations to one another and to future generations.

Quanto mi piaci qui, quando fai sentire tutti gli americani e tutte le generazioni sulla stessa barca… quanto si saranno sentiti ispirati gli americani!

I believe we can keep the promise of our founders, the idea that if you’re willing to work hard, it doesn’t matter who you are or where you come from or what you look like or where you love. It doesn’t matter whether you’re black or white or Hispanic or Asian or Native American or young or old or rich or poor, able, disabled, gay or straight, you can make it here in America if you’re willing to try.

Ma non sono certo che I fondatori fossero anti schiavitu’, aperti ai matrimoni gay e via dicendo. Ma va bene cosi’, dai. Se non altro e’ una promessa che fai tu e ti crediamo sulla parola!

I believe we can seize this future together because we are not as divided as our politics suggests. We’re not as cynical as the pundits believe. We are greater than the sum of our individual ambitions.

Bravo. Bello. Dopo aver visto queste incessanti immagini di battaglie contea per contea, questa e’ un’immagine distesa, rassicurante, che tutti si augurano. Toglie spazio alle ambizioni personali, e lascia un’aria di ambizione collettiva, di un cammino condiviso per il popolo americano.

Discorso semplice, diretto, adatto a tutti. Sono sicuro che dentro di loro, anche quelli che hanno votato Romney hanno avuto un guizzo di patriottismo e riconoscono Obama come il loro Presidente, l'unico che possa tenerli uniti. Forse anche solo per un momento, hanno capito che:

"...we remain more than a collection of red states and blue states. We are and forever will be the United States of America."


mercoledì 7 novembre 2012

Four more years!

Abbiamo vinto!!!
Assistere alla diretta del dopo elezioni e’ stato un po’ come assistere a una partita della Nazionale. Forza (stati) azzurri!!
Ieri sera nella piccola living room del dormitorio, pc in streaming (non esistono le tv nel nostro campo base stile ultimo avamposto in Antartide) e proiettore sul muro, eravamo tutti uniti a fare il tifo per Barak. Gli employees del National Park Service, inutile dirlo, votano compatti Obama.
Abbiamo seguito con il fiato sospeso le incessanti zoommate della CNN sui vari swing states, e proiezione dopo proiezione, poll dopo poll, era tutto un gioire ogni volta che vedevamo colorarsi di blu una delle contee degli stati chiave di queste elezioni.
New Hampshire, Virginia, Wisconsin, Iowa, il popoloso Ohio e la tanto agognata Florida che e’ rimasta contesa fino alla fine.
Quando ormai eravamo a 240 grandi elettori su 270 necessari per la conquista della presidenza, la vittoria ormai era solo questione di conferme.
Ma la CNN ci manteneva sulle spine, e l’annuncio non arrivava mai. Cosi’ abbiamo girato su Fox News, e, abbiamo letto con grande sorpresa:






Cosi’, rieletto. Dato per certo.
Le telecamere su folle festose e multietniche di varie citta’ americane, contrapposte alle facce cupe dei giornalisti dell’emittente repubblicana.
Poi, dopo le parole di congratulazione, il tradizionale fair play e i sorrisi a denti stretti di Romney, ci si aspettava da un momento all’altro il discorso di Obama. Discorso che purtroppo e’ arrivato troppo tardi, e a una certa ora ce ne siamo dovuti andare a dormire.
Ed e’finita cosi’: senza grandi festeggiamenti e senza assistere al discorso.


E prima di sprofondare nel mondo dei sogni, pensavo a 4 anni fa, quando le elezioni caddero proprio nel bel mezzo della nostra battaglia contro la riforma universitaria.

Il nostro ruolo nell’occupazione della sede universitaria di Via Accademia, non ci impedi’ di seguire le elezioni per tutta la notte.
Io ero fan di Obama fin dall'inizio, con il debutto nel 2007 delle primarie contro Hillary, e nutrivo in lui una speranza profonda, che mai avevo provato nei confronti di personaggi politici in vita.


E questa foto, che ritrae a pochi minuti dall'annuncio della vittoria (piu' o meno le 6 di mattina) le nostre facce stanche ma felici, e’ uno dei piu’ bei ricordi della mia vita.




Ne e’ passata di acqua sotto i ponti.
Eravamo 20enni, idealisti, eravamo nel bel mezzo della nostra piccola rivoluzione. Poi, divisi da faide interne, rovinati dai soliti “capetti” che cercavano di mettersi in mostra, noi abbiamo perso la nostra, allontanandoci chi prima chi dopo, cercando di recuperare il tempo perduto, seguire lezioni, dare esami e rimetterci sulla strada della laurea.
Tornare dentro al sistema. Dormire in un comodo letto. Cenare in famiglia.
Obama invece ha vinto le elezioni. Ma poi, anno dopo anno, ci e’ sembrato che abbia tradito molte delle nostre aspettative
E' stato piu’ volte in difficolta, e’ dovuto scendere a compromessi con il nemico. 

* * *
Ma stamattina, la prima cosa che ho fatto qua in ufficio (contro tutte le regole) e’ stata guardarmi tutti i 20 minuti di discorso travolgente di Obama 2.0

And I fell in love with him.

Again!

Ecco le frasi salienti di questi 20 minuti di ars oratoria (prossimo post)













martedì 6 novembre 2012

Come votano gli abitanti di Yellowstone


Gli americani sono chiamati oggi a votare per scegliere chi tra il presidente Barack Obama e lo sfidante repubblicano Mitt Romney guiderà il Paese per i prossimi quattro anni.
In anteprima per i miei lettori, ho raccolto intenzioni di voto degli abitanti di Yellowstone, che riflettono l’incertezza di queste ore.

Aquila di mare testa bianca: “Io sono il simbolo del potere degli Stati Uniti d’America, temuto e rispettato in tutto il mondo. Il mio ruolo istituzionale mi impedisce di esprimere le mie intenzioni di voto… per Mitt Romney.
Falco pellegrino: “Si sa che noi falchi votiamo a destra, da che mondo è mondo. Vogliamo una politica estera… con gli artigli!”
Gufo grigio: “Mi piace uscire la sera e mi capita di stare in piedi tutta la notte, ma… che dite ce la farò a svegliarmi in tempo per andare a votare?” 


Western Tanager: “Sono un passeriforme dal piumaggio incredibilmente colorato. Ogni inverno torno in Messico, e Obama ha promesso di rendere la vita di noi migranti piu’ facile. ¡Andale Obama! ¡Si se puede!”
Grizzly: “A Yellowstone vige la legge del più forte, questo non deve cambiare e mai cambierà. Per questo il mio cuore batte per Mitt. Go America, go Romney!”
Orso nero: “Obama ha il mio voto. Non lo dico solo in qualità di orso di colore, ma anche di cittadino stufo delle angherie che subiamo da tempi storici da parte dei grizzly.
Ground Squirrel: “Votare? Noi siamo in letargo da 2 mesi e non ne vogliamo sapere di uscire di casa, se ne parla un’altra volta”.


Bull Elk: “Io sono dell’idea che chi comanda è quello che ha le corna più grosse. O in alternativa quello che le spara più grosse. Mitt Romney, ovviamente. E ora comincia a correre, mi ricordo bene di te."
Cow Elk: “Noi donne siamo stufe di vivere in una società patriarcale... vogliamo la possibilità di decidere se portare avanti le gravidanze indesiderate o meno. Obama difende i nostri diritti!”
Bisonte americano: “Se ci date fastidio ci arrabbiamo anche noi, ma per il resto siamo mammiferi bonari e pacifisti. Obama ha il nostro appoggio!”
Lupo bianco: “La maggioranza dei bianchi vota repubblicano. E io sono fra quelli.
Lupo nero: “Il 95% di noi afroamericani vota Obama… ho detto tutto!”


Coyote: “Obama vuole impedire l’uso di armi da fuoco automatiche, e io voterò per Mitt. Come, a cosa mi serve un’automatica… a far fuori Beep Beep, quel dannato volatile che corre piu’ veloce di me!”
Couguar: “Sono un felino solitario, elusivo. Non mi piace farmi vedere in giro da nessuno, e ho approfittato delle prime luci dell’alba per votare Obama… il motivo? Ho un debole per Michelle, quella pantera con gli artigli!”
Pika: “Siamo dei piccoli mammiferi simili a cavie. Viviamo nelle zone più fredde ed elevate di Yellowstone e ci sentiamo minacciati dal global warming! Votiamo Obama, nella speranza che si dia una svegliata in materia!


Serpente a sonagli
: “Adoro l’odore di topolino la mattina presto… mi dà una sensssssazione di… vittoria. Di Romney, mi auguro!”
Lake Trout: “Siamo trote invasive, introdotte di recente nel Lago Yellowstone da mano sconsiderata, e a farne le spese sono le trote locali, piccole e indifese. Ci piace l’assunto che pesce grosso mangia pesce piccolo. Forza Mitt!”
Il Labrador del Superintendent: "Mitt Romney è il peggiore nemico dei cani d’America! Nel 1983 trasporto' per mille miglia Seamus, un setter irlandese, in un trasportino legato al tetto della sua auto. Pensiamo che chi tratta male i cani non puo' governare l'America. Lunga vita a Obama!

martedì 23 ottobre 2012

Sette scalini sopra il pericolo



E qualche gradino sotto Obama.



Un paio di settimane fa ho avuto la fortuna di incontrare Dan Wenk, il superintendent di Yellowstone in persona.
Una individuo che amministra il Parco Nazionale più importante degli USA - ma che dico, del mondo. Il quale Dan, nella gerarchia del potere, sta appena un gradino sotto a
Jonathan B. Jarvis, direttore del National Park Service, che abbiamo sentito proprio qui a Yellowstone vantarsi di essere culo e camicia con Obama, per intenderci. Jon sta infatti un gradino sotto allo U.S. Secretary of the Interior, che a sua volta sta un gradino sotto al Presidente.

Quella che vedete a sinistra e'  Mammoth Hot Springs, unico gruppo di case abitato e accessibile tutto l’anno entro confini di Yellowstone.Qui non abbiamo lo smog, e non c’è inquinamento acustico, se si escludono i coyote che ululano alle stelle, e i wapiti maschio che bramiscono alle loro femmine, con lunghe vocalizzazioni che partono dai toni più gravi fino a terminare con un improbabile e acutissimo fischio che puoi avvertire anche da lontano. Questi ungulati, che devono il loro nome originario agli indiani d’America, vennero impropriamente chiamati dai primi white men “Elk” (che in Inglese britannico significa invece Alce), per via delle loro dimensioni ragguardevoli.
Non avevano capito che si trattava semplicemente di cervi simili a quelli che abbiamo in Europa, ma senza dubbio più grandi del nostro Cervus elaphus (è vero, tutto è più grande qui in America).
Avete presente Bambi? Ecco lui e' uno di loro, un Cervus canadensis.

Insomma, questi wapiti, elk, o semplicemente cervi, sono in questa stagione la principale attrazione turistica del paese. Per tutta l’estate ho visto gruppi di femmine pascolare coi piccoli nei verdi prati che costeggiano l’hotel, gli uffici e le poche case dei dipendenti, e allungare il collo in cerca dei rami più bassi nel viale alberato.

Ma è ad ottobre che mi sono trovato di fronte allo spettacolo vero e proprio: il cosiddetto "rutting period". Che non è il tempo di rutti, bensi' la stagione del bramìto. I più grandi esemplari di bull elk scendono in paese sfoggiando i loro impressionanti palchi (o corna) alla presenza delle femmine e dei turisti attoniti.
Dico scendono in paese perché è proprio così: non li vedi solo pascolare sulle alture qua attorno, ma li puoi ammirare mentre sfilano in mezzo alle case e alla gente in cerca di cow elk, e guadagnare a colpi di palchi un harem con un numero di femmine proporzionato al loro rango, a cui daranno la propria discendenza.
Per poi sparire senza lasciar traccia di sé ai primi rigori dell’inverno (
prego le mie lettrici di non giudicare male questi individui, fanno solo il loro lavoro).

Dicevo. Il bramìto dei wapiti non è certo un problema da non dormirci la notte, e mi sono ormai abituato a questa specie di ragli tanto da non farci più caso.
Ma ci sono però altri effetti collaterali che derivano dalla loro presenza ravvicinata. 


*  *  *

Lorenzo vs.  Elk Bull.


E’ notte. Dopo una intensa giornata spesa come runner ufficiale (traducasi jolly tuttofare) alla "Greater Yellowstone in Transition" , mi dirigo stancamente, verso mia auto.
(Sul perché io, che a Torino mi spostavo in bici, abbia improvvisamente sentito il bisogno di possedere un’auto e in particolar modo un fuoristrada c’è molto da dire, ma non ora.)
Nel buio della notte, noto con sconcerto tutt’attorno alla mia Isuzu una quarantina fra femmine, piccoli dell’anno, e giovani di wapiti che sonnecchiano.
In mezzo a tutte cow elk non poteva che esserci Lui, indiscusso leader per rango e dimensioni, un enorme esemplare di maschio dominante di 1000 libbre e sette punte per palco, che in queste settimane ha sfogato il suo impeto verso 47 fiancate di auto di guidatori imprudenti, che si accostavano per poterlo ammirare da piu' vicino (e' proprio Lui nella foto a sx)

Dopo due approcci falliti, ho fatto svegliare di soprassalto alcune femmine, le quali, alzandosi di scatto, hanno attirato l’attenzione delle altre. In breve insomma mi sono trovato in mezzo a una reazione a catena che non avevo calcolato.
E ovviamente Lui se l’è presa con me. Come dargli torto.
E’ distante, più delle 25 iarde raccomandate dai rangers. Ma si sta dirigendo verso di me, ed è meglio mettere qualche altra iarda tra me e lui. Decido quindi di lasciar perdere per ora e mi allontano. Ma lui continua ad avvicinarsi sempre di più.
Insomma, dopo un breve e facile inseguimento, mi sono ritrovato letteralmente
spalle al muro
contro un’abitazione.

E qui ci vuole un attimo di SUSPENSE!

1... 2... 3...  vabbuo' voi contate fino a 10, io nel frattempo vado avanti.

Mi precipito sulla scalinata che porta all’ingresso, e lui si ferma prima. Sette gradini separano me da lui, ma lui allunga il collo e il suo palco di un metro e mezzo mi sfiora. Quattordici punte affilate mi minacciano, e io, senza il tempo di pensare, salto sulla ringhiera, e mi metto in piedi schiena al muro.

Ragazzi, mi raccomando, non fatelo a casa!

Per nulla rassegnato, lui mi viene di lato e le sue corna mi cercano di nuovo.
Io perdo l’equilibrio e sono costretto, per non cadergli addosso, a saltare giù davanti l’ingresso, dov’ero prima. Sono sotto scacco, e qualsiasi mossa io faccia, lui mi minaccerà di nuovo. Non c’è via d’uscita, lui non se ne andrà finché non mi avrà dato una lezione per avergli spaventato il branco di femmine, le sue femmine!
Mentre le sue corna mi stanno per raggiungere di nuovo, la mia mano cerca disperatamente la maniglia, senza le dovute misure di educazione che impongono di suonare il campanello.
Provo a girare e.. la porta si apre! Entro di schiena, e sbatto contro un’altra porta.
Ora, le case qui hanno due porte.  Una è una zanzariera e l’altra è la porta vera e propria. Ma la veemenza con cui sono entrato mi ha fatto aprire entrambe.
Come se non bastasse sento abbaiare da dentro, ed il pensiero che possa essere uno di quei cani che fa bene il suo mestiere per tenere a bada gli intrusi mi spaventa quasi quanto il bull elk là fuori, il quale è ancora lì, possibilmente ancora più arrabbiato di come mi sia defilato senza riuscire a insegnarmi le buone maniere a modo suo.
E allora richiudo la seconda porta alle mie spalle, pigiandomi nell’angusto spazio tra le 2 porte.
Mentre sono in questa situazione di merda ecco comparire il cane: un simpatico labrador nero che mi si avvicina scodinzolando.
Sospiro di sollievo. Mi fa pure le feste!

 Il cane senza volerlo ha comunque fatto il suo dovere segnalando la mia invasione, ed ecco che mi sento chiamare da dentro “WHO are you?
Ora, se è vero che in America puoi sparare a chi invade la tua proprietà privata, aver fatto irruzione alle 10 di sera nel salotto di questo signore potrebbe essere la premessa di una esecuzione nel pieno rispetto della legge. Oltretutto mi trovo nel piu' conservatore degli Stati, dove spesso mi scambiano per un appartenente alla razza dei latinos, magari immigrato irregolare e pertanto preso di mira. Io mi limito a rispondere “Uno inseguito da un bull elk!” E la voce si fa più minacciosa “Dimmi la verità, cosa sei venuto a fare qui?" Continua a parlarmi dall’altra stanza ma non lo vedo comparire.
Dev'essere uno di quelli che hanno appesi al muro una serie di fucili da caccia, pistole e quant'altro, e non ha ancora scelto con quale arma da fuoco darmi la sua, di lezione.
Ma appena arriva lo riconosco: e' il SuperIntendent di Yellowstone in persona!
Lui mi vede agitato e si calma.
E' sufficiente che si affacci alla porta per capire cosa sono venuto a fare a casa sua: nel buio della notte si staglia davanti ai nostri occhi un enorme trofeo di cervo, illuminato nel suo splendore dalla luce dell'ingresso, e che sbuffa e ruota impaziente a destra e sinistra con il suo palco a 14 punte.
Protetto dalle mura domestiche, mi rendo conto di come sono stato fortunato a vederlo da cosi vicino senza rimanerci, e la paura fa spazio a una riverente ammirazione per tale spettacolo della Natura.
 
Il Direttore è una persona molto cool.
Mi chiede chi sia e cosa ci faccia a Yellowstone: “Where does your accent come from?”
Cerca di tranquillizzarmi, e non devo scusarmi per quello che ho fatto: “lo avrei fatto anch’io piuttosto di farmi incornare”.
E così dopo le dovute presentazioni e convenevoli, mi accompagna alla sua uscita sul retro.

Appena ci sporgiamo dalla porta lo vedo di nuovo fare capolino, come se sapesse dell'uscita secondaria.
Ma e' solo un'impressione. Dopo aver aspettato altri 5 minuti, lo vediamo impegnato a seguire, annusandole il didietro, una delle sue tante femmine, le quali sono tornate da lui. E in mezzo a tutto quel pilu di cow elk lui e' di nuovo rilassato e sembra essersi dimenticato di me. 
Mi congedo dal Direttore, il quale mi saluta con un “torna pure, quando serve!”. E me vado a piedi all'unico pub di Mammoth, a raccontare la mia storia e farmi qualche birra per dimenticare.
E a far passare il tempo, perché prima o poi dovrò pure entrare in quella maledetta macchina per tornare a casa!