lunedì 9 dicembre 2013

L'Italia si ferma, sì. Ma chi è che avanza?


Alcuni, ricordandosi di come sono stato coinvolto nelle contestazioni dell'Onda (o meglio conosciute come No Gelmini), mi hanno chiesto se oggi sarei andato a manifestare.
Ho risposto loro che, seppur ci sia qualcosa in comune tra quella e questa protesta, seppure mi trovi d'accordo con chi vuole mandare a casa una classe politica corrotta e incapace, non sono assolutamente coinvolto in questa mobilitazione.
Mi sono però sentito in dovere di capirci almeno qualcosa di più, e oggi pomeriggio mi sono ritrovato in Piazza Castello a vedere con i miei occhi di che si trattava.
Mentre mi avvicinavo, la primissima cosa che ho notato è stata il nero. Il nero, sì, cioè il colore dominante dei giubbotti della gente che è scesa in piazza.
Poi ho osservato le facce della gente.
Scure in volto, disilluse, facce che evitano il contatto diretto con te, come per dire "abbassa lo sguardo".
Molto dissonante, rispetto agli allegri colori e i visi limpidi di studenti dell'Onda, nella sua fase più felice di catalizzatore di proteste sì, ma anche speranze per un futuro migliore che non mancano mai a chi è giovane e pieno di idee e progetti per l'avvenire.
Ho provato poi a cercare - un po' intimidito, lo ammetto - di parlare con chi si trovava lì, ma nel migliore dei casi ho avuto una secca risposta "ma tu chi sei e cosa vuoi", e nel peggiore dei casi, il mio amico che si trovava al mio fianco si è visto intimare da un tipo alto e palestrato con capelli ingellati e occhiali neri di cancellare gli ultimi scatti perché la sua faccia non deve apparire nelle sue foto.
Un'altra cosa che mi colpiva era la quantità di sanpietrini, pezzi di mattoni, lastroni fatti a pezzi di un cantiere proprio di fianco alla sede della Regione, che sbadatamente deve essere stato lasciato incustodito dalle forze dell'ordine.
Che strano, venire poi a sapere che i poliziotti, in segno di solidarietà con i manifestanti, si siano sfilati i caschi laddove non circolano certo individui pacifici. Che strano, perché "ai miei tempi" non lo avevano fatto neanche in questo momento di pacifica ilarità.

Contestazioni contro il G8 universitario, maggio 2009. Foto Lorenzo Fracastoro

Poi ho incontrato una faccia conosciuta: si tratta di un tizio che militava nei "fascisti del terzo millennio" quando io ero negli Studenti Indipendenti. Eppure avevo dato un'occhiata rapida a chi aderisce su facebook e mi pareva che i più entusiasti fossero i militanti di estrema sinistra dei centri sociali.
E' proprio vero che i poli opposti si attraggono, e noto come a occupare la piazza ci sia una grande accozzaglia di persone di diversa provenienza sociale: ultras juventini (interessante che abbiano qualcosa da chiedere al di là di rivendicazioni sul calcio), neofascisti (mi riferiscono di saluti romani e inni fascisti), persone normali giustamente incazzate, e un improbabile sostenitore della Monarchia.

E i commercianti? Ci ho fatto caso stamattina, nel mio quartiere erano la grande maggioranza gli esercizi commerciali chiusi, ma solo su 2 hanno affisso un cartello di rivendicazioni dello sciopero.
Gli altri pare che abbiano tutti paura, come mi ha spiegato l'unico barista aperto, che stava però anche lui chiudendo per timore di ritorsioni.
Anche se mi trovo d'accordo con le ragioni di questa protesta e mi auguro anch'io che venga mandata a casa una classe politica e dirigente corrotta e incapace, trovo inquitante non solo l'uso della violenza, ma soprattutto i mezzi intimidatori che sono stati usati per assicurarsi che i negozianti chiudano i propri negozi.
Se poi associamo questa modalità in stile mafioso al volantino trovato a Palermo che recita "viva la Mafia, viva i forconi", viene da augurarsi che il movimento dei Forconi non abbia goduto, almeno nella sua fase iniziale dell'appoggio di certi ambienti siciliani...

...meenghia. Siamo futtuti.

domenica 8 dicembre 2013

A Natale e’ bello sprecare

L’altro giorno, mentre ascoltavo RaiNews 24, ho sentito una frase che suonava più o meno così: “[...] e la crisi si abbatte anche sulle decorazioni natalizie. I dati di Codacons affermano che una famiglia su 3 ricicla palline, coccarde, luci, etc.

Questa frase mi ha scosso per almeno 2 ragioni.
Il primo motivo è che riciclare – anzi, più precisamente riutilizzare – oggetti che non hanno nessun motivo di essere sostituiti di anno in anno è ritenuto indice di crisi e non di buon senso.
Il secondo è: come è possibile che le restanti 2 famiglie su 3 continuino a buttare via tutto ciò finito il Natale?
Questo è il vero declino che va fermato.

Andando a cercare la notizia sul sito della Codacons, poi, leggo che questo Natale si teme che gli acquisti possano calare del 15%, temendo che “prezzi troppo alti e crisi economica ancora presente si riflettano sulle scelte e sulle abitudini delle famiglie italiane”.

Beh, io spero proprio che le "fosche previsioni" di Codacons si rivelino fondate.
I prezzi alti e il minore potere d'acquisto disincentiveranno le famiglie all’usa e getta, e quest'anno meno tovaglie, candele, festoni, centrotavola e decorazioni per le port
e finiranno nei cassonetti una volta che saranno passate le festività.

Non resta che augurare a tutti un Natale sobrio e misurato!

giovedì 5 dicembre 2013

Torino come Scampia

https://www.youtube.com/watch?v=mECNs-u9T0o
Quello che vedete non è successo a Scampia, ma sotto casa mia, a Vanchiglia.
Se mi affaccio dalla finestra di giorno vedo un vivace quartiere animato da attività commerciali, studenti delle facoltà umanistiche che vanno a lezione, mamme che vanno a prendere i bambini d scuola.
Di notte la dinamica è un’altra. Sotto casa mia c’è un negozio gestito da alcuni africani che vendono droga.
Poco spazio all’immaginazione: non c’è insegna, la serranda di giorno è abbassata mentre durante tutta la notte l’esercizio commerciale viene avviato: puoi vedere qualcuno fuori che parlotta sorseggiando una birra, e sempre un paio di “pali” agli angoli delle vie adiacenti. C’è anche quello che riceve una telefonata e poi parte per chissà dove, a piedi o in bicicletta.
Tutto fila liscio. Ogni tanto però si sentono scene come quella di stanotte.
L’unica differenza è che questa volta
 poteva scapparci il morto.

È quasi mezzanotte. Sentiamo urlare giù in strada, ci affacciamo, e vediamo un ragazzo nordafricano fuori di sé che urla brandendo un coltello o pugnale con una lama di circa 40 cm, e minaccia un africano, che non si scompone. Gli dice anche che se viene la polizia lo arrestano perché lui è uno spacciatore. Illuso.
Cosa voglia e perché sia così arrabbiato non è dato saperlo.
La situazione si sta calmando, ma il pericolo non è passato e il senso del dovere mi suggerisce di chiamare il 112.
Dopo aver fatto squillare il telefono per un bel po’, mi risponde un carabiniere al quale inizio a spiegare cosa è successo e dove mi trovo, ma intanto "la linea cade". Chiamo di nuovo: nessuno risponde. Ri-ri-chiamo, qualcuno risponde ma sento solo una conversazione di sottofondo e ben presto la linea ri-cade". Poi nessuna risposta, e così per un pò di volte. Dopo circa 6 o 7 tentativi falliti, chiamo il 113.
Indovinate? Stessa storia. Poi, dopo “solo” 3 o 4 tentativi, la Polizia risponde.
Inalberato, esprimo al telefono tutto il mio disappunto: “Se la mia vita dipendesse da voi sarei già morto”. E il poliziotto, con voce annoiata: “Un po' di pazienza, stiamo lavorando...”, come se rispondere a una chiamata d’emergenza non fosse il suo lavoro.
Mentre spiego l’accaduto, dico chiaramente che nel negozio spacciano, inizio a descrivere com’è vestito il ragazzo del pugnale, ma non riesco a completare la descrizione perché mi interrompono con un “sì sì sì, ora mandiamo qualcuno...”.
Il tempo passa, e nel frattempo ricominciano a volare gli insulti e decido di documentare il tutto con il video che avete visto, nel quale il protagonista si sfoga in francese: si capisce che il suo amico gli ha requisito il pugnale che lui rivuole indietro: “Donne-moi le Samurai!”, che dev’essere la marca del suo pugnale.
Poi -
per fortuna - l’amico sembra aver la meglio, e i due se ne vanno via; gli spacciatori si ritirano alla base, cioè nel loro negozio, e, dopo almeno 20 minuti dalla prima volta che ho cercato di mettermi in contatto con le forze dell'ordine, arrivano i Carabinieri.
Trovano una colonna di auto in doppia fila (qui, di notte, si usa così...) e lasciano la gazzella in terza fila, ostruendo completamente la via. Con ogni probabilità, arrivavano da Via Verdi 8, che sta a poche centinaia di metri da qui.
Chiedono ai ragazzi fuori da un locale adiacente se hanno visto qualcosa, entrano nel negozio degli spacciatori - come se fosse normale l'esistenza di un negozio di spacciatori - ed escono 10 secondi dopo. E, mentre io mi accingo a scendere per strada, salgono sulla gazzella e se ne vanno. Punto. Forse la loro fretta è solo premura, non vogliono disturbare i cittadini, intralciando il traffico della via.
Richiamo il 112, per spiegare che i Carabinieri in quel negozio ci devono entrare per davvero e perquisire, e dalla Centrale mi assicurano che li rimanderanno indietro a controllare il negozio.
Epilogo: sono le 3 di notte e sono di nuovo al balcone. L'"attività commerciale" ha appena tirato giù le serrande: questa notte i "negozianti" hanno pensato
bene di chiudere prima del solito.
Dei Carabinieri non si è più vista l'ombra. Spero vivamente che siano ancora impegnati a cercare in lungo e in largo il ragazzo del pugnale... peccato che mi sembra di riconoscerlo proprio qui sotto.

lunedì 25 febbraio 2013

E' nata la Terza Repubblica


Cambiare tutto per non cambiare niente.  S
embra la storia dell’Italia degli ultimi tempi, soprattutto in questi ultimi 20 anni di Seconda Repubblica: partiti che si macchiano di scandali e corruzione, i cui politici sopravvivono e si riciclano presentandosi nelle liste di nuove sigle di partito, nate dalla cenere dei partiti seppelliti. 
Un ciclo di vita, ruberie, morte e rinascita di un vigore formidabile, volto al lasciare tutto cosi’ come sta, sopravvivendo alla e anzi cavalcando l’antipolitica, con la discesa in campo di partiti presentati con idee nuove e facce vecchie, venduti come il nuovo che avanza a scapito del vecchio sistema di fare politica. 
Le sigle dei partiti che ci hanno governato sono tante, tantissime, e ci hanno regalato una continua sensazione di trasformazioni e alternanza politica.
Mentre tutto rimaneva immobile. O meglio: quasi immobile.
L’Italia per brevi momenti ha avuto timonieri come Berlusconi nei suoi anni d’oro, che andava col vento in poppa ma nella direzione sbagliata, e timonieri come il centrosinistra, che invece che lanciarsi in una bolina stretta, restava prua al vento a farci godere un po’ di brezza in faccia e a farci credere di andare avanti. Mentre in realta’ si arretrava, lasciandoci sorpassare da tutti gli altri.
Quello che i partiti non hanno potuto fare e’ nascondere il lento declino agli occhi di noi italiani, che se non altro, abituati come siamo a secoli di disillusione politica, dominazione straniera e poteri incrociati di Feudatari, Impero, Papi, Principi, Duchi e Nobili Signori, Mafia e Massoneria, Fascismo e Monarchia, abbiamo come nessun altro popolo una innata capacita’ di resistenza e critica verso la classe dirigente, e vantiamo schiere di intellettuali attivi e giovani impegnati (soprattutto di questi giorni, con tutto il tempo libero che ci e’ dato dalla mancanza di lavoro).
La disillusione verso la politica insomma non ci ha fatto smettere di scaldare gli animi, incazzarci, discutere, sperare, lambiccarci e infine votare. E poi di nuovo... scaldare gli animi, incazzarci, discutere, sperare, lambiccarci e votare... e di nuovo... e di nuovo... e di nuovo...
Rovinandoci anche un po' la vita, diciamolo. Se devo riassumere le fasi della mia giovinezza, non mi vengono in mente "sport che ho fatto", "posti che ho visitato", 
"donne che ho amato"... ma piuttosto "partiti che ho votato".
Verdi, Sinistra Arcobaleno, Sinistra e Liberta'... accrocchi di politici che hanno intercettato le mie speranze, ottenendo - immeritatamente - il mio voto.
Che tristezza, che gioventu' buttata nel cesso.
Chi era di destra ha potuto continuare a dare la colpa alla sinistra, credendo nella favola del Cavaliere solo contro uno schieramento compatto di magistrati, giornalisti e intellettuali comunisti (falso), e nell’inadeguatezza dei sindacati, negli interessi privati di un centro-sinistra che fa affari con le Banche e le Cooperative rosse e che predica bene e razzola male (vero).
E chi era di sinistra ha potuto continuare a convincersi che “un giorno, quando finalmente ci saremo liberati di Berlusconi...". Come se un uomo solo potesse riassumere in se’ tutti i problemi dell’Italia, e "coraggio-compagni-turiamoci-il-naso-tutti-compatti-a-votare il male minore, che questa volta B. ce lo leviamo dai coglioni, vedrai." 
E cosi’ noi italiani abbiamo speso 20 anni della nostra vita a dare la colpa agli altri e votare per o contro Berlusconi. Come se non ci fosse niente di piu' importante nella nostra vita. 


Con l’unico risultato che, legislatura dopo legislatura, abbiamo arricchito una classe dirigente collusa, che si e’ concessa ogni sorta di privilegi, ha rubato in maniera bipartisan, e regalato favori a destra (un po' di piu') e a manca (un po' di meno).

Ma oggi, per la prima volta in 20 anni, non ha vinto ne’ il berlusconismo ne’ l’antiberlusconismo.
Per tornare al discorso iniziale, possiamo finalmente ribaltare il concetto:
"Cambiare niente per cambiare tutto"
Gia’, perche’ queste elezioni lasciano lo scenario immutato, nel senso che non assegnano la vittoria a nessuno, e sia il “centrodestra” che il “centrosinistra” hanno perso.
O meglio: hanno vinto tutti, stando alle loro dichiarazioni. Grottesco.
Berlusconi festeggia:  e’ ancora in grado di fare il bello e cattivo tempo della politica italiana.
Bersani grida alla vittoria su twitter: “Centrosinistra ha vinto Camera ed è avanti a Senato.
Anche Grillo grida alla vittoria, ed e’ l’unico che ha ragione.
Ma nessuno di loro 3 ha la possibilita’ di governare da solo.
E dato che Grillo non scendera’ a patti con Bersani, l’unica soluzione e':

"Governissimo di larghe intese PD + PDL"

Lo faranno davvero? Pare improbabile, sarebbe un autogol per l’immagine di entrambi i partiti. Ma, ad ogni modo, i nodi finalmente vengono al pettine: PD e PDL sono due facce della stessa medaglia, che si sono mantenuti in vita l’uno grazie all’altro, dandosi le colpe a vicenda del declino, e ergendosi l’uno come soluzione dell'altro male.

“Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.
George Orwell, Animal Farm, 1945.

Ma ora che e’ chiaro che PD e PDL insieme non valgono la meta’ dei voti di chi si e’ preso la briga di andare ai seggi, da domani non ci cascheremo piu’.
Voteremo per i programmi che ci piacciono, i candidati che ci ispirano fiducia e onesta’, per chi davvero ci rappresenta e invece che schierarci con questo o con quel male minore, e potremo tornare a dire:

“Che vinca il migliore!”







venerdì 25 gennaio 2013

Che aria tira a Yellowstone

Immancabilmente, prima o poi ogni inverno mi ammalo.
Raffreddori, influenze, sinusiti, ma ho fatto anche una polmonite, una broncopolmonite, una tracheite...
Sara' colpa del freddo?
E com'e' allora che in questo posto da pinguini sono sano come un pesce?
Qui dove ho sciato con 0°F (-18°C), dove a un certo punto mi e' venuta la nausea, le mani hanno smesso di funzionare, il naso ha cambiato colore e se qualcuno non mi avesse detto in tempo che avevo un principio di congelamento ora avrei qualcosa di peggio di una semplice crosta di pelle morta?
Insomma, io ce la metto tutta per ammalarmi, ma davvero, non succede niente.

E neanche i miei colleghi. Nessuno starnuto, colpo di tosse, scatarramento, nessun naso rosso.


Le mie ipotesi sono 2, e rigorosamente prive di evidenza scientifica:
- e' tutto merito delle case farmaceutiche americane e del loro flu shot, che ha estinto le malattie
- e' tutto merito dell'aria frizzante che si respira.



Mi piacerebbe, a sostegno di quest'ultima ipotesi, snocciolarvi dati sulla qualita' dell'aria di Mammoth, dove abito. Ma non trovandoli, posso sempre citare i dati di Old Faithful, localita' poco distante da qui dove c'e' l'omonimo geyser. Dove, nonostante transitino motoslitte e cingolati, molto piu' inquinanti delle auto che transitano qui, nell'inverno 2011 si sono registrate concentrazioni di PM2.5 inferiori a 5 mg/m³, contro i 65 mg/m³ di gennaio 2011 a Torino Lingotto.

Interessante anche vedere come in 8 anni questi valori sono scesi di ben 4 volte, di pari passo all'introduzione di Best Available Technologies (BAT) e alla diminuzione del parco veicoli, che da 35mila son diventati meno di 10mila.
E se lo facessimo anche a Torino?

giovedì 6 dicembre 2012

Living in NY – for just one week


Sì ma dovrò pur raccontare cosa ho visto a NY!
Comincio con il dirvi cosa non ho visto: un sacco di cose.
Non ho visto il Guggenheim, il Met, il MoMa…



Il Natural History Museum... questo almeno l'ho visto

Non sono stato in cima a un grattacielo, non ho preso il battello per Ellis Island, né per la Statua della Libertà.
Sono rimasto con la curiosità dentro di chi ha aperto un libro e ha letto qualche pagina a caso.

Ma ho visto lo spettacolo di luci che è New York vista dall’aereo di notte. Ho la fortuna di avere un posto di fianco al finestrino e sul lato giusto.
Dal buio totale che erano il West e il MidWest si vola verso la luce, come falene attratte dallo sfavillio delle luci dei grattacieli, di una città che brilla di luce propria e diffonde tutto intorno sull’Hudson e sul East River la propria lucentezza.
Si discende verso la pista di atterraggio volando a bassa quota, proprio davanti a Lower Manhattan.


New Jersey City vista dall'altro lato dell'Hudson River

Si vede pure la Statua della Libertà!
La civiltà, finalmente. Dopo 5 mesi trascorsi in mezzo al nulla, in uno stato - il Wyoming - i cui abitanti - mezzo milione - potrebbero essere racchiusi in una manciata di questi grattacieli di Manhattan.
Volgarmente belli. Non volgarmente brutti e inutili come il grattacielo che sta crescendo a Torino.
New York è un film, ho pensato quando, alla mia prima uscita ad Harlem, ho assistito a performances improvvisate tra piano e cantanti jazz che, tra un bicchierino e l'altro, si alternavano in un locale storico di Harlem.

Ma ho visto anche l’esagerazione, che non poteva certo mancare nella città piu' grande d'America.

Ho visto Times Square illuminata a giorno dalle miriadi di insegne luminose, che scorrono tutt’intorno a te in un turbine di immagini pubblicitarie che cercano di attirare la tua attenzione.


Times Square

Ho assistito alle nervose misure di sicurezza attorno a Ground Zero, con poliziotti che mi ordinano di “non fermarmi” mentre passavo in bici con uno zaino sulle spalle - mi hanno forse preso per un potenziale kamikaze alla guida di una bici-bomba? E poco dopo, gli addetti alla sicurezza che disperdono improvvisamente la coda all’ingresso del memoriale: “Ci dispiace, dovete disperdervi. Andate a prendervi un caffè, non potete più aspettare il vostro turno qui. Motivi di sicurezza. Tornate tra un po’”.
Ho visto l’esagerazione del traffico alle 2 di notte nella Lower East Side. Un tempo quartiere alternativo, ora è diventato super trendy. La gente arriva qui in taxi (peraltro molto a buon prezzo, anche di notte). Molti locali fanno selezione all’ingresso. Una sorta di Quadrilatero Romano di Torino, proiettato a New York. C’era così tanta gente che non ci facevano neanche entrare nei locali (“siete 6 maschi, andate e tornate con un paio di ragazze”).

Ma ho visto anche la vitalità e intraprendenza della gente che ci abita.
Sono stato imbucato alla festa alla Columbia University organizzata dagli studenti della Business School. Uno si immagina un manipolo di figli di papà cabinotti pariolini sanbabilini fighetti snob che se la tirano, ma questi ragazzi, che arrivano da tutte le parti del mondo, si fanno in quattro ogni giovedì sera per organizzare una serata dove si mangia, si beve, si balla e si canta. Gratis.
La gente nei parchi. Persone con origini e storie di vita diverse, ma che si ritrovano a improvvisare jam session e coinvolgere chiunque, per cantare, ma anche ballare, e pure per pattinare con i pattini ante rollerblades. O anche solo per 4 chiacchiere.

La gente in bici (me compreso): se togli la moltitudine di taxi gialli e le auto della polizia, rimangono quasi solo le due ruote, e le piste ciclabili ti portano ovunque. E fra ciclisti c'e' solidarieta'.


la Midtown di Manhattan vista dalla pista ciclabile del ponte di Williamsburg

La gente per strada che dopo 1 minuto ti tratta come un amico, anche se non ti ha mai visto in giro e mai ti rivedrà. I
ncontrare la gente nuova a Nuova York e' come toccare l'acqua alla foce di un fiume: sai da dove vengono, ma non sai dove vanno.
In ogni caso non nella tua direzione.
A New York non te ne frega niente di cio' che gli altri pensano di te. Ed ecco che vedi un individuo di faccia normale, che dal collo in giù è travestito da ballerina in crinolina. Cammina spedito, e si infila sul treno. Chissà come farà a sedersi con quella gonna invadente?

Nessuno mi trattava come un turista. Forse perché giravo in bici, invece che per tour guidati. Il mio accento lo sentivano, eccome. Ma in quanti siamo ad avere un accento qui?
La prima domanda che mi facevano non era “quanti giorni starai a New York", ma “da quanto tempo sei qui”.
Domanda che poi rigiravo al mio interlocutore.
Apparentemente nessuno è nato qui. Tre milioni di cittadini newyorkesi sono nati all'estero. Senza contare quelli che cittadini non sono, ma ci vivono... Le risposte erano: Brasile, Colombia, Cuba, Messico, Caraibi, India, Turchia, Russia... Europa... Italia...
E anche Torino, si'. Vi raccontero' anche di loro.

Alcuni se ne andranno, perche' gli scade il visto o per altri motivi. Altri qui ci vivranno tutta la vita, molti metteranno su famiglia... Viene da chiedersi: in quanti poi ripartono? Di sicuro molti meno di quelli che continuano ad arrivare qui. New York racchiude tutti i paradossi di una metropoli: ad oggi 18 milioni di persone vivono qui. Un enorme agglomerato urbano, che va anche nutrito, dotato di acqua potabile, energia e quant'altro.
Tutto questo non ha senso, mi dico.

Ciononostante… forse anch’io un giorno, finirò in questo enorme buco nero.
Anche solo per qualche mese… e poi si vedrà.

lunedì 3 dicembre 2012

New York - big city life



Dopo un paio di giorni nella West Harlem, il mio amico Alessandro è tornato da San Francisco, e mi sono spostato a casa sua. Lui sta tra Tribeca e il Financial District.
Una zona costosissima. Nel suo loft vivono ufficialmente 6 persone, ma nella pratica ho contato un numero indefinito di ospiti più o meno ufficiali, più o meno stabili. Da mesi Ale ospita la sua ragazza in una camera grande quanto un letto matrimoniale (soppalcato, per fortuna. Sotto ci sta il piano e la scrivania). 


Sono arrivato a casa che Ale non era ancora rientrato, e mi sono presentato come il suo ospite.
E loro: “ah sì?”. Nessuno sapeva niente di me, ma a quanto pare non bisogna chiedere il permesso per entrare nella grande famiglia.

La notte qui è anche peggio che il rumore nel monolocale di Andreij. Dormendo sul divano in salotto, devi perlomeno aspettare che la gente si alzi dal divano e vada a dormire. Il che non accade mai prima delle 2 – 3 di notte. Altro problema è che a volte vedi che certi ospiti cominciano a sdraiarsi sul divano… poi li vedi con una coperta che ronfano, e hai capito che non erano lì solo per la serata. Ed hai perso il posto sul sofa'.
Poi aggiungiamo Kitty, la gatta di Kate, la ragazza di Ale. Odiata da tutti e dal caratterino difficile (la gatta dico). E che di notte si metteva a rincorrere una pallina da ping pong.
Ma in realtà Kitty mi manca come concubina. Abbiamo condiviso il divano per tutte le notti e lei mi ha riempito di fusa. Ahhh, la mia Kitty…




I coinquilini ho avuto modo di conoscerli bene solo le ultime sere. Venerdì sera sono tornato a casa alle 5 e mezza, e – sorpresa – erano ancora lì a far casino nella living room. E mo’ come faccio a dormire?
Forse stavano pensando di andare a coricarsi, ma il mio arrivo li ha ringalluzziti.
E' arrivato il nostro true Italian!! Loro devono avere qualche percentuale di sangue italiano, uno di loro mi ha anche detto che vede in me le sue origini, insomma quello che sarebbe se non fosse nato a NY ma da qualche parte in Italia.
“Lorreeennnzo!! Tomorrow. You. And me. In a club.
The girls will fall in love with your italian accent!!”
Non sono mai stati così cordiali con me. Sono ubriachi? Epperò c’è qualcosa di strano, sono semplicemente su di giri?
Sono ormai le 6 di mattina quando Kate esce dalla camera per farsi una doccia. Una doccia nel bel mezzo della notte? Un momento: è mattina e deve andare a lavorare! Mi sento una merda.
Ma nel frattempo gli altri mi invitano a salire sul tetto a vedere l’alba in mezzo ai grattacieli. Come dire di no?


Saliamo le scale e vedo una scritta:
“absolutely don’t go on the roof”
saliamo un altro piano:
“it’s forbidden to go on the roof”
e infine, di fianco alla porticina che porta al tetto:
“NO     NO     NO!”
Che burloni.
Sul terrazzo vedo una scritta di tipo filosofico poetico esistenziale.
Che ho dimenticato in pieno.
Ma era molto bella.
Davvero, credetemi.


 

Sono le 9 e mezza di mattina, quando Alessandro accende la TV e comincia a fare l’aspirapolvere in giro. E’ la sua vendetta per aver sentito tutta la notte gli schiamazzi dei coinquilini.
Io ne approfitto per alzarmi dal divano e andare a dormire nel suo letto. Gli dico: mi dispiace se stanotte c’ero anch’io a far chiasso. E lui: “ma no, figurati, erano loro che facevano casino, erano strafatti, prima che tu arrivassi li ho sentiti che tiravano su che era un piacere.”
Accidenti. Ecco spiegata la loro esuberante cordialita'.
La domanda è: ma perché?
Vivono nel centro nevralgico di Manhattan, che è il centro nevralgico di NY, che è il centro nevralgico del mondo. Hanno un lavoro, evidentemente pagato bene se possono permettersi di vivere qui, si divertono tutte le sere, hanno tutto a portata di mano, cosa manca loro?
Ma nel frattempo sprofondo in un sonno che si interrompe solo alle 2 e mezza di pomeriggio, svegliato da una sirena della polizia.